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Aggiornato Lunedí 26 febbraio 2024
Interno della Chiesa della Madonna del Carmine detta delle galline

All´interno del santuario, su ciascun lato si aprono tre arcate-cappelle con altari che si alternano a lesene corinzie.

A sinistra dell´ingresso principale , una nicchia ospita il mezzobusto in cartapesta di san Gioacchino, patrono dei falegnami , di fattura settecentesca.

Nell´inventario del 1811 essa è riportata in una nicchia sull´altare maggiore.

Continuando sulla sinistra vi è un´altra nicchia con la statua lignea degli inizi del seicento di sant´Onofrio, patrono dei barbieri, rappresentato con corona regale sul capo e con capelli lunghi che alludono alla sua vita di eremita nel deserto della Tebaide tra il IV e il V secolo dopo Cristo.

A destra vi sono la statua di san Giuseppe e quella di san Teodoro, un soldato romano martirizzato nel 306 dopo Cristo.

Le statue, di autore ignoto, furono offerte dai confratelli artigiani per onorare i santi patroni delle rispettive arti.

Soffermandoci ora su ciascuna delle tre arcate ­cappelle , nella prima a sinistra , vi è l´altare policromo con statua in legno di S. Vincenzo de Paoli, realizzata nel 1739.

Il santo, nato nella Francia meridionale nel 1531, fondò diverse congregazioni di carità, fra cui le dame della Carità e i Preti della Missione.

La regola di quest´ultima congregazione fu presa a modello da don Matteo Spanò per l´Associazione religiosa del Missionari nocerini , che ebbero la loro prima sede in questo santuario, riconosciuta il 18 novembre 1755 con un breve di papa Benedetto XIV.

Nella terza cappella, più profonda ed ampia, troneggia la statua settecentesca della Madonna del Carmine, che viene portata in solenne processione ogni anno nella prima domenica in Albis.

Prima del 1821, anno della costruzione del Cappellone, la statua era conservata in un grande armadio in legno pregiato che attualmente occupa l´intera parete della sagrestia nuova, a sinistra dell´abside.

L´armadio , lungo palmi 20, largo palmi 19 ( circa 27 metri quadri) e con 28 sportelli, risale al settecento.

In un documento del 1840 che ne affidava il restauro "ai maestri dell´arte Luigi Russo falegname e a Francesco Striano indoratore e pittore " , Raffaele Pepe, segretario della Confraternita , afferma che lo stiglio è "fatto da tempo antico". Nell´armadio si conservano oggi, come in passato, i paramenti sacri per le funzioni religiose.

In un angolo della sagrestia vi è un lavabo in marmo del XVIII secolo.

Tornando nella chiesa, sul lato destro, nella prima cappella, troviamo l´altare con la statua di sant´Agata di Catania, onorata come protettrice dei confratelli contro le ire del Vesuvio, che durante i secoli aveva minacciato più volte il territorio con le sue eruzioni.

Nella seconda , la statua di santa Rita da Cascia , verso la quale la devozione è più recente.

Il terzo altare , costruito nel 1875 , è sormontato da una tela con Crocifisso , copia ottocentesca del Crocifisso del fiammingo Anthoine van Dick, eseguito nella prima metà del seicento e conservato nel museo di Capodimonte in Napoli.

L´altare maggiore e quelli laterali , costruiti nel 1776, sono opere pregevoli del tardo barocco, forse realizzate da valenti maestri marmorari campani.

Non è improbabile l´influenza di Crescenzo Tronchese, maestro marmoraro formatosi nell´ambiente del Sanmartino, il quale realizzò nel 1763 nella chiesa di san Michele Arcangelo a Salerno l´altare maggiore a cui si rifà quello del santuario.

Assai simili , infatti, sono alcuni elementi compositivi , come il commesso marmoreo, le volute, gli angeli reggifiaccola a figura intera, il tabernacolo arricchito di sculture, il paliotto con sarcofago.


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